Nuovo Passo-Passo (6.3): come realizzare la paglia.

Nell’ambito delle “Risorse Tecniche” (Sezione “Attrezzatura e Materiali”) è stato pubblicato un nuovo Passo-Passo (6.3) relativo alla descrizione di come realizzare la paglia ricavandola dalla Posidonia. Buon lavoro!

Nuovo Passo-Passo (2.2) (Parte seconda) in Risorse Tecniche – Vegetazione

Nell’ambito delle “Risorse Tecniche” (Sezione “Vegetazione”) è stato pubblicato un nuovo Passo-Passo (2.2 Parte seconda) relativo alla descrizione dei materiali da utilizzare per realizzazione la vegetazione media-bassa. Buon lavoro!

Venezia: Basilica del Santissimo Redentore

Alvise Vivarini: Madonna con angeli musicanti

Nel mese di marzo, a causa di un tristemente virus che ci costringere a non muoverci di casa, dedichiamo questa sezione proprio a un’opera d’arte dedicata per ringraziare il Signore per la fine della pestilenza a Venezia. La chiesa votiva del Santissimo Redentore, più nota semplicemente come il Redentore, è un importante edificio religioso di progettato dall’architetto nel 1577 sull’isola della Giudecca. All’interno sono esposte opere di Domenico Tintoretto, Paolo Veronese, Palma il Giovane, Alvise Vivarini, Pietro della Vecchia. È tradizionalmente il fulcro della grande Festa del Redentore, celebrata la terza domenica di luglio a memoria del pericolo scampato di una pestilenza che colpì la città nel 1575. Il duomo dei santi Pietro e Paolo di Villafranca di Verona è una copia pressoché identica della chiesa del Redentore. Nell’estate del 1575 scoppia a Venezia una terribile epidemia di peste che in due anni provocherà 50.000 morti, quasi un veneziano su tre. Nel settembre del 1576, quando il male sembra invincibile dagli sforzi umani, il Senato chiede l’aiuto divino facendo voto di realizzare una nuova chiesa intitolata al Redentore. Scegliendo rapidamente fra diverse opzioni circa forma, localizzazione e progettista cui affidare la costruzione, nel maggio del 1577 si pone la prima pietra del progetto di Andrea Palladio (che dal 1570 era il Proto della Serenissima architetto capo della Repubblica di Venezia). Il 20 luglio successivo si festeggia la fine della peste con una processione che raggiunge la chiesa attraverso un ponte di barche, dando inizio a una tradizione che dura ancora oggi.

Tratto da http://wikipedia.it

Risorse Tecniche. Nuova Sezione: rassegna di foto con spunti scenografici per diorami o presepi popolari

Nell’ambito delle “Risorse Tecniche” abbiamo creato una nuova Sezione (Foto con spunti scenografici) allo scopo di aiutare nell’ispirazione della scenografia per la realizzazione di diorami o presepi popolari. Buona visione!

Nuovo Passo-Passo (2.2) in Risorse Tecniche (Vegetazione).

Nell’ambito delle “Risorse Tecniche” (Sezione “Vegetazione”) è stato pubblicato un nuovo Passo-Passo (2.2 Parte prima) relativo alla descrizione dei materiali da utilizzare per realizzazione la vegetazione media-bassa. Buon lavoro

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Antonio Pigozzi premiato ad Aquisgrana del più importante riconoscimento in ambito presepistico

Nel mese di gennaio, ad Aquisgrana, il maestro Antonio Pigozzi è stata insignito del maggior riconoscimento in ambito presepistico dalla Universalis Foederatio Praesepistica. Un doveroso omaggio a un grande artista e un orgoglio per tutto l’ambiente del presepismo italiano. A lato alcune immagini del diploma e della medaglia conferitagli.

Nuovo Passo-Passo (3.3) in Risorse Tecniche (Strutture architettoniche).

Nell’ambito delle “Risorse Tecniche” (Sezione “Strutture architettoniche”) è stato pubblicato un nuovo Passo-Passo (3.3 Progetto Presepio 2019 – dal bozzetto all’opera) relativo alla descrizione della realizzazione del presepio 2019 ospitato alla mostra permanente del presepio di frassinelle Polesine (Rovigo). Buon lavoro!

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Firenze: Andrea Del Castagno – cenacolo al convento di Sant’Apollonia

Firenze: Andrea Del Castagno. Cenacolo

Dettaglio del Cenacolo

Il nove di febbraio è dedicato a Sant’Apollonia. Per questo motivo inviatiamo alla visita di seguito descritta. A pochi passi da Piazza San Marco in Firenze e dall’affollata Galleria dell’Accademia si trova uno dei tesori di Firenze. Questo gioiello è stato per secoli custodito gelosamente dalle monache benedettine fino all’Ottocento, quando fu svelato alla città solo dopo le soppressioni conventuali, passando infine al demanio nel 1866. Si tratta del primo cenacolo rinascimentale di Firenze, dipinto all’interno del convento di Sant’Apollonia, abitato dalle suore di clausura benedettine fin dal 1339.La struttura divenne una delle più grandi della città, grazie agli ampliamenti del 1440 con l’aggiunta di un chiostro e di un refettorio. Proprio in quest’ultima sala rettangolare con soffitto a cassettoni, illuminata da finestre sulla parete destra, fu chiamato a lavorare Andrea del Castagno nel 1447. L’Ultima Cena è dipinta come se si stesse svolgendo sotto un loggiato coperto da una tettoria. Quest’illusione prospettica, mirabilmente studiata nei dettagli, è priva di parete anteriore, in modo da permettere allo spettatore di partecipare alla scena dall’esterno. L’ambientazione è curata nei minimi dettagli: le tegole del tetto viste frontalmente, al soffitto che alterna quadrati bianchi e neri, i sedili su cui poggia un manto elegante, il fine tovagliato che scende dalla tavola e gli oggetti in vetro finemente contornati in bianco. Tutto è inquadrato attraverso attenta prospettiva, studiata per un punto di osservazione centrale all’interno del refettorio. I discepoli si stagliano su un drappo verde petrolio intessuto di motivi floreali, sedendo attorno ad una tavola elegantemente imbandita, che marca la scena orizzontalmente con il suo candore. Solo un personaggio vestito in abito vinaccia siede su un panchetto oltre la tavola, più vicino allo spettatore. È ben identificabile come Giuda, raffigurato nel gruppo centrale dei personaggi di fronte al Cristo, dipinto mentre si appresta ad intingere il pane nello stesso piatto cristallino. È questa la scena dove converge l’attenzione, marcata dal pannello screziato sullo sfondo che risalta su tutti gli altri riquadri circostanti. Quattro personaggi, quattro espressioni, diverse simboliche gestualità. Mentre i panneggi delle vesti sono morbidi e con profonde pieghe, le fisionomie che ritrae Andrea del Castagno sono decise, forti, talvolta aspre, come quella di Giuda, più vicina ad un satiro, marcato con una forte connotazione. Accanto a Cristo benedicente si ritrova l’apostolo più giovane, Giovanni, ricurvo sul tavolo e con gli occhi chiusi. Pietro invece è al fianco destro di Gesù, a sottolineare il legame con la futura comunità cristiana.

tratto da: https://www.visitflorence.com/it

Firenze: Galleria degli Uffizi – Il battesimo di Cristo del Verrocchio e di Leonardo

Firenze: Battesimo di Cristo del Verrocchio

Nel mese di gennaio ricorre il giorno dedicato al Battesimo di Cristo. Valido motivo per ammirare un famoso dipinto conservato alla Galleria degli Uffizi di Firenze.

Sulle rive del fiume Giordano, in Palestina, Gesù riceve il sacramento del battesimo da san Giovanni, che gli terge la testa versando dell’acqua. Il Battista sorregge un’esile croce e un cartiglio iscritto con l’annuncio dell’avvento del Salvatore: ECCE AGNUS DEI [QUI TOLLIT PECCATA MUNDI] (Ecco l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo; Vangelo di Giovanni 1, 29). Assistono all’evento due angeli inginocchiati, uno dei quali sorregge la veste di Gesù.

Lo storiografo Giorgio Vasari, alla metà del XVI secolo, racconta che per l’esecuzione del dipinto Andrea del Verrocchio si avvalse della collaborazione del suo giovane allievo Leonardo, che eseguì con straordinaria maestria la figura dell’angelo di sinistra, tanto da indispettire il più anziano Verrocchio. Gli studi odierni sono orientati a ritenere che l’intervento di Leonardo sia stato più ampio e che sia intervenuto anche nell’esecuzione del suggestivo paesaggio fluviale, su cui degrada la luce dorata, e della figura di Cristo. Era del resto usuale, nell’organizzazione delle officine artistiche del Quattrocento, che il capobottega ideasse l’opera, lasciando poi l’esecuzione di parti secondarie ad allievi e collaboratori. E’ probabile che nella tavola col Battesimo di Cristo, oltre a Verrocchio e a Leonardo, abbia lavorato anche un altro pittore, più vecchio, come suggerisce il carattere meno evoluto di alcuni dettagli, quali ad esempio le mani di Dio Padre e la colomba dello Spirito Santo, in alto. L’angelo di Leonardo spicca invece per l’articolata posa del corpo, di cui si scorge insieme le spalle e il tenero volto giovanile, come stesse voltandosi, e la straordinaria naturalezza dei panneggi del manto azzurro. La tavola proviene dalla chiesa del monastero vallombrosano di San Salvi a Firenze. Passò quindi nel 1730 ad un altro insediamento vallombrosano fiorentino, quello di Santa Verdiana, ed è pervenuta nelle raccolte delle gallerie fiorentine nel 1810. Agli Uffizi dal 1919.

Tratto dal sito: https://www.uffizi.it/opere

Giulio Romano: Lapidazione di Santo Stefano. Chiesa di S. Stefano a Genova.

Giulio Romano: lapidazione di Santo Stefano

Per queste festività natalizie, proponiamo di ammirare un dipinto dedicato alla lapidazione di Santo Stefano (primo martire cristiano) alla cui memoria è dedicato il 26 di dicembre. La tavola si trova all’interno dell’unica grande navata della Chiesa, nella parete di destra al centro.

Giulio Romano doveva avere bene in mente i modelli più recenti di innovative pale d’altare, quali la Trasfigurazione di Raffaello e la Resurrezione di Lazzaro di Sebastiano del Piombo, su disegno di Michelangelo. Giulio tentò di fondere le due maniere, creando una scena su due registri, concitata e ricca di variazioni luminose, che si sciolgono nella visione del santo inginocchiato in primo piano e nell’apparizione della Trinità in alto, a cui Stefano si rivolge.

In primo piano il santo è infatti inginocchiato con le braccia aperte e rivolge uno sguardo paziente all’alto, dove su una nuvola ci sono il Padre ed il Figlio, illuminati da una fonte di luce e circondati da angeli, che sembra tengano aperto il cielo, trattenendo le nuvole con le mani. In basso santo Stefano è attorniato da una moltitudine di Giudei che hanno delle pietre nelle mani pronte per essere scagliate contro di lui, compiendone il martirio. Accanto ad esso c’è Saulo inginocchiato sui suoi vestiti, che protende col gesto della mano destra indirizzando l’occhio dello spettatore verso il protagonista e con lo sguardo rilancia l’alto. Le figure sono collocate in pose artificiose e teatrali con l’esasperazione dei particolari anatomici e dei gesti.

Alle spalle dei lapidatori si apre un paesaggio in cui si vedono le rovine di una città, allusione a Roma antica e alla fine imminente del paganesimo. Si tratta di una citazione, oltre che simbolica, anche di gusto squisitamente antiquario, secondo il gusto “clementino” allora dominante. Il Martirio di santo Stefano dovette impressionare la scena genovese per quella sua presentazione scenica imponente, per la luce intensa e per la composizione “naturale” e insieme macchinosa. La piena adesione all’esperienza di Giulio Romano si avvertirà nella nuova generazione di pittori con Andrea e Ottavio Semino e soprattutto con Luca Cambiaso.

Tratto dal sito: http://wikipedia.org

Tratto dal sito: http://wikipedia.org