Nuovo Passo Passo (2.3) in Risorse Tecniche (Vegetazione)

Nell’ambito delle “Risorse Tecniche” (Sezione “Vegetazione”) è stato pubblicato un nuovo Passo-Passo (2.3) relativo alla descrizione per la realizzazione di un albero da 30 cm. Buon lavoro!

Tintoretto: Il trafugamento del corpo di San Marco – Gallerie dell’Accademia a Venezia

Il 31 di gennaio si celebra la ricorrenza del trafugamento del corpo di San Marco dall’Egitto a Venezia con un espediente che è passato alla storia. Andiamo ad ammirarlo alle Gallerie dell’Accademia di Venezia.

E’ un dipinto di Tintoretto eseguito tra il 1562 ed il 1566 e custodito nelle gallerie dell’Accademia di Venezia. In questa tela è rappresentato il momento in cui alcuni cristiani di Alessandria d’Egitto approfittando di una tempesta che sconvolge la città, portano via il cadavere di San Marco salvandolo dal rogo a cui era destinato. In primo piano sono raffigurati i cristiani che sorreggono il corpo in posizione orizzontale: da notare che Tintoretto decide di rappresentare le spoglie mortali prive del livore cadaverico e per nulla soggette alla putrefazione (la stessa cosa accade nel Ritrovamento). Appena dietro il gruppo si vede un dromedario imbizzarrito a causa della paura per il fortunale incombente, tenuto a fatica legato da un uomo caduto in terra; alle sue terga si nota una catasta di legname, la pira sulla quale avrebbe dovuto essere bruciato il corpo. Sullo sfondo è rappresentata una città (ispirata ai progetti del Sansovino per la sistemazione di Piazza San Marco) con un fastoso edificio e un grande porticato entro il quale alcune persone corrono a ripararsi dalla tempesta. Il cielo, infine, è oscurato da nubi scurissime tra le quali si vedono fulmini e saette.

Come accadeva per il Ritrovamento nel dipinto è evidente l’importanza donata alla prospettiva, il cui punto di fuga è sottolineato dalla disposizione delle architetture rappresentate. La scelta dei colori è piatta, le ombre solo accennate; le tonalità sono più scure nei soggetti vicini mentre rendono le figure bianche o quasi trasparenti se in secondo piano o sullo sfondo. Il cielo è costellato di nubi a causa del forte temporale e assume una tinta rossastra; nel dipinto è inoltre presente un autoritratto dell’autore, l’uomo barbuto presente al fianco del cammello, identificato anche come Rangone, guardiano della Scuola Grande di San Marco.

Nuovo Passo-passo: realizzare un’agave (metodo con la carta)

Nell’ambito delle “Risorse Tecniche” (sezione “Vegetazione”) è stato pubblicato un nuovo Passo-Passo (2.6) relativo alla descrizione per la realizzazione di un’agave con il metodo della carta. Buon lavoro!

Alcune mostre di arte presepiale da visitare nel Veneto per Natale 2021

Quest’anno, dopo la forzata pausa del 2020 a causa della pandemia per coronavirus, si può tornare a visitare qualche mostra di arte presepiale. Ne segnaliamo, di seguito, alcune del Veneto, per le quali nella nostra sezione apposita, si possono trovare tutte le informazioni di dettaglio con giorni e orari di apertura. Tranne a Padova, in tutte le altre rassegne, sono presenti alcune nostre realizzazioni.

  • Este (Padova): 7^ Mostra “Este nei Presepi”
  • Frassinelle Polesine (Rovigo): XIV edizione della Mostra permanente del presepio
  • Istrana (Treviso): 20^ Mostra.
  • Padova: 4^ Mostra “Il presepe nel segno della rinascita”
  • Piazzola sul Brenta (Padova): 19^ Rassegna di arte presepiale
  • San Marco di Resana (Treviso): 28^ Mostra internazionale dei presepi
  • Soave (Verona): mostra di diorami presso la chiesa di San Rocco

Firenze: Galleria palatina di Palazzo Pitti. Il martirio di Sant’Andrea di Carlo Dolci

Il 30 del mese di novembre è dedicato a Sant’Andrea, motivo per il quale dedichiamo questa recensione a un dipinto in sua memoria, conservato nella galleria palatina di Palazzo Pitti a Firenze e datato 1646. La scena, ispirata alla Legenda Aurea di Jacopo da Varazze, illustra il momento immediatamente precedente alla crocifissione, allorché il Santo viene denudato delle vesti mentre gli aguzzini sistemano i pali di legno cui sarà appeso. La concitata, affollatissima azione viene tradotta da Dolci in brani di emozionata verità, che leggiamo tanto nelle espressioni del santo, dei carnefici e dei rimanenti astanti – molti dei quali sono veri e propri ritratti – quanto nella resa pittorica lenticolare e minuta, attenta a particolari quali l’abbigliamento curatissimo dei protagonisti e la qualità materica del tronco. Sullo sfondo, nel coro di comparse che assistono all’evento, si distinguono due figure, inquadrate dentro l’arco definito dalle gambe del giovane col cappello in primo piano. Una di queste, con il copricapo rosso, trascrive fedelmente l’Uomo con pelliccia e berretto di Tiziano.

Una iscrizione in basso a destra indica, oltre al nome del pittore, la data 1646. 

Tratto da: www.uffizi.it

Bologna. Pinacoteca nazionale: La strage degli innocenti di Guido Reni

Ottobre ci porta a visitare la Pinacoteca Nazionale di Bologna per ammirare un dipinto di Guido Reni del 1615, originariamente destinato alla cappella Berò della chiesa di San Domenico. Dopo esser stato trasferito al Louvre a seguito delle spoliazioni napoleoniche, fu restituito e portato dove tuttora si trova.

Il dipinto si basa sull’episodio della strage degli innocenti, narrato nel Vangelo di Matteo; la costruzione concitata mostra più eventi racchiusi in uno spazio limitato, accrescendo quindi uno stato di confusione e agitazione.

Due soldati uccisori, uno ritratto di spalle mentre si getta su una donna urlante e uno chinato verso le madri con i loro figli, tengono stretti nella destra dei pugnali con i quali sono in procinto di massacrare i corpi dei fanciulli. Le madri reagiscono in maniera differente alla minaccia: la prima donna in alto a sinistra ha il volto sfigurato in urlo a causa della violenza subita dal soldato che le strappa i capelli e tenta la fuga, un’altra scappa verso destra abbracciando il figlio e una nell’angolo in basso a sinistra lo sostiene sulle spalle; una madre tenta di ostacolare il soldato opponendogli la mano sinistra, mentre la donna in ginocchio prega sui corpi dei bambini uccisi con la faccia rivolta verso il cielo.

L’artista ha voluto caratterizzare esclusivamente i volti delle madri e dei bambini, in maniera tale da sottolineare il sentimento doloroso e da escludere gli assassini dal contesto emotivo della scena. Inoltre, Reni serba per i carnefici l’ombra sui volti e la luce sulle braccia e sulle mani, nel tentativo di sottolineare la brutalità della scena e la freddezza degli esecutori. Il punto di fuga, situato in prossimità della mano del carnefice di sinistra vuole ricondurre alla violenza il motore dell’episodio sanguinario.

Il dipinto presenta, nonostante le dimensioni della tela (268x170cm), una chiara geometria compositiva: oltre alla particolare posizione del punto di fuga, due triangoli opposti possono descrivere la collocazione e le inclinazioni delle varie figure.

La statuaria conformazione dei corpi e l’utilizzo della tecnica del drappeggio per gli abiti e i mantelli dei personaggi, assieme alla rappresentazione di volti distrutti dal dolore ma perfettamente composti e anatomicamente impeccabili, rende difficile all’osservatore cogliere la reale drammaticità della scena.

Da http:/www.it.wikipedia.org

Pieve di Cento (BO): Collegiata di Santa Maria Maggiore – L’annunciazione del Guercino

Questo mese la meta del nostro itinerario artistico è L’Emilia Romagna tra Ferrara e Bologna è precisamente Pieve di Cento. Andremo ad ammirare un dipinto di Giovanni Francesco Barbieri (detto il Guercino) ritenuto uno degli artisti più rappresentativi della fase matura del barocco. Si tratta dell’Annunciazione, un dipinto olio su tela realizzato nel 1646 sito nella  Collegiata di Santa Maria Maggiore di  Pieve di Cento. La tela e l’altare omonimo furono collocati nella Collegiata in occasione del ventennale del Crocifisso miracoloso. La tela è composta su due livelli, in quello inferiore è raffigurata la Vergine inginocchiata, assorta nella preghiera e nella lettura di libri sacri in un ambiente domestico, alla sua destra un tavolo corredato dalla tovaglia mentre alla sinistra una porta aperta su una città turrita immersa nel verde dei boschi. La giovane indossa un abito rosso segno della passione, ed è completamente avvolta da un manto blu.

La parte superiore, esattamente sopra la Vergine, è raffigurato l’Arcangelo Gabriele in volo, e con il capo girato verso l’alto dove è raffigurato, sopra una grande nuvola, Dio padre. Questa particolarità un poco unica, differente da ogni altra raffigurazione dell’Annunciazione, rende particolarmente importante la tela. L’angelo, anziché dare il Messaggio, deve ancora raccogliere le istruzioni divine su cosa deve annunciare alla donna. I medesimi colori nei tessuti dell’abito della Madonna, il Guercino li riprese dieci anni dopo, nell’Immacolata Concezione del 1656, conservato nella Pinacoteca Civica F. Podesti di Ancona, riprendendo anche le fattezze di Dio posto sopra di Lei.

Tratto da: http://wikipedia.org

Pinacoteca di Volterra. La Deposizione dalla croce di Rosso Fiorentino

In questo nostro itinerario artistico di giugno raggiungeremo la medioevale Volterra per ammirare un dipinto molto particolare, poiché pur essendo un manifesto del manierismo di 500 anni fa, è un pezzo di “cubismo” in anticipo di secoli. La Deposizione dalla croce è infatti un dipinto a olio su tavola di Rosso Fiorentino firmato e datato 1521, e conservato nella Pinacoteca di Volterra. La firma si trova su un’iscrizione sul piede della scala in basso.

L’opera fu dipinta su commissione della Compagnia Volterrana per la Cappella della Croce di Giorno.

La Deposizione del Rosso divenne l’opera più celebre della Pinacoteca civica di Volterra fin dal suo primo allestimento nel Palazzo dei Priori nel 1905: Gabriele D’Annunzio la rese celebre nel suo Forse che si, forse che no tanto da diventare agli occhi di turisti italiani e stranieri uno dei motivi per visitare la città.

L’opera fu senza dubbio il maggiore riferimento iconografico di Pier paolo Pasolini in una scena del film La Ricotta del 1963, insieme ad altre tavole come la Deposizione del Pontorno. La pala mostra un momento fino ad allora rappresentato raramente, ovvero la discesa del corpo di Gesù dalla croce subito dopo lo stacco, ispirandosi al racconto di Matteo (27, 45; 57), in cui la terra viene avvolta da una fitta oscurità. La scena è infatti ambientata al crepuscolo, con un delicato trapasso delle luci serali dalla linea dell’orizzonte alla parte alta del dipinto. Mai rappresentato prima e non descritto dai vangeli è il fatto del corpo di Cristo che sembra essere sul punto di scivolare dalle mani dei suoi soccorritori, che si affannano concitatamente per evitarne la caduta. L’esplosione emotiva di questo episodio è combinata, nella parte inferiore, con una forte spiritualità scaturita dalla ricca gamma di pose ed espressioni degli astanti, tra i quali spiccano la Madonna ferita dal dolore, la Maddalena inginocchiata e protesa verso di essa, san Giovanni piegato dal dolore. La disposizione asimmetrica delle scale genera un moto violento, accentuato dall’incertezza degli appoggi degli uomini che calano il corpo di Cristo.

Il Rosso ottiene il dramma per la volumetria angolosa che sfaccetta le figure (si veda la Maddalena e la sua veste, la figura più in alto di Nicodemo, ecc.), per il movimento convulso di alcuni personaggi, per i colori intensi prevalentemente rosseggianti stagliati sulla distesa uniforme del cielo, con la luce che incide da destra con forza, creando aspri urti chiaroscurali. La particolare stesura, con una sottile patina degli impasti, rende qua e là visibili l’imprimitura e gli strati sottostanti, rivelando talvolta curiose annotazioni autografe, come le scritte relative ai colori da impiegare, poi cambiate bruscamente in corso d’opera sulla spalla destra della donna in primo piano, che poi è invece colorata di un rosa salmone, o “azzurro” nel panno del depositore più basso (che invece è giallo) o nello chignon della Maddalena.

Le deformazioni dei corpi e dei volti giungono all’estrema esasperazione: il vecchio affacciato dall’alto sulla croce, Nicodemo, ha il viso contratto come una maschera. I depositori formano una sorta di circolo, complessamente articolato sui piani in tre dimensioni delle scale, che asseconda la forma centinata della pala, anche tramite il mantello di Nicodemo.

Sullo sfondo, al bordo dell’intenso blu, si intravedono, piccolissimi, alcuni armigeri, simbolo della perfidia e malvagità umana che ha condotto Cristo sulla croce.

Tratto da: www.wikipedia.org

Milano, Pinacoteca di Brera. Tintoretto: il ritrovamento del corpo di San Marco

il 25 del mese di aprile è dedicato all’evangelista San Marco, patrono di Venezia. Dedichiamo quindi questo mese a un’opera di Tintoretto custodita a Milano nella pinacoteca di Brera. Il cosiddetto Ritrovamento del corpo di san Marco è un dipinto eseguito tra il 1562 ed il 1566 e destinato alla Scuola Grande di San Marco insieme al Trafugamento del corpo di san Marco e San Marco salva un saraceno durante un naufragio.

La scena è tradizionalmente interpretata come San Marco che appare miracolosamente ad alcuni Veneziani, rivelando il luogo dove si trova il suo corpo e ponendo fine allo scempio della profanazione delle tombe. Così viene spiegata la presenza, in alto a destra, di tre uomini che calano un cadavere da un sarcofago.

Al centro della composizione, al cospetto di san Marco, è inginocchiato il committente Tommaso Rangone (al secolo Tommaso Zanotti o Zanotto o Giannotti e altre varianti a seconda dello scrivente, adottato dal conte Rangone, generale veneziano) vestito con una toga patrizia. Sulla destra c’è un indemoniato, avvinghiato a una figura femminile che si piega sorpresa, portato lì per essere liberato dal demonio da san Marco.

Il punto di fuga non è al centro ma in fondo a sinistra, come anche il personaggio principale si trova sulla sinistra anziché al centro. Tintoretto era infatti uno dei principali esponenti del Manierismo Veneto e nelle sue opere si nota tutto ciò che caratterizza questa corrente: soggetti religiosi, uso di colore scuro percorso da improvvisi bagliori e lampi di luce, nessun ordine nella composizione e nessuna simmetria. La luce assume un ruolo fondamentale diventando strumento espressivo che crea dinamicità.

Il dinamismo di quest’opera è impressionante, la composizione sembra girare come una specie di globo che ruota in senso antiorario.

La fonte di luce principale non è visibile, si alternano luci, ombre e bagliori. La luce fa risaltare i sarcofagi sulla destra.

Solo due personaggi sono frontali, il committente e la figura che regge una candela in mano. Le figure sembrano una continuazione dell’architettura, per esempio le dita di San Marco sembrano un prolungamento di linee prospettiche del quadro.

Tratto da: http://wikipedia.it

Firenze, Gallerie degli Uffizi: L’Annunciazione di Paolo Veronese.

Il 25 di marzo è il giorno dell’Annunciazione, proponiamo, pertanto, per questo mese, un dipinto a olio su tela di Paolo Veronese, databile al 1570-1575 circa e conservato negli Uffizi di Firenze.

L’opera fu venduta a Leopoldo de’ Medici da Paolo del Sera, agente e intermediario per il cardinale a Venezia: fu acquistata nel 1654, assieme al Martirio di santa Giustina, e portata a Firenze.

La scena si svolge in un’architettura palladiana, con una fuga di colonne al centro verso il punto di fuga di un arco che inquadra un giardino (l’hortus conclusus). Particolarmente monumentale appare il contrasto tra gli elementi verticali dell’architettura e il formato orizzontale del dipinto, che creano una scansione notevolmente solenne e d’effetto, anche grazie al senso di profondità accentuato dalla successione dei piani di luci e ombre. Idealmente il dipinto si divide in tre parti, la prima dove si trova l’angelo, la seconda dell’architettura, e la terza dove Maria si volta dalla lettura sull’inginocchiatoio in maniera teatrale, incrociando le braccia al petto in segno di umiltà. Il raccordo tra le tre parti è affidato a una nube luminosa di cherubini, al centro della quale fa la sua comparsa la colomba dello Spirito Santo in discesa.

L’angelo ha le vesti rigonfie dal volo appena terminato, capaci di creare leganti riflessi cangianti nella stoffa, ed è in bilico in una posa asimmetrica, svolta in profondità, mentre solleva il dito destro per indicare il cielo, mentre col braccio sinistro tiene al petto il giglio candido.

Tratto da: http://wikipedia.org

Jacopo Robusti (Tintoretto). Venezia: Chiesa di San Trovaso – Adorazione dei magi

Tintoretto a Venezia è presente in molte chiese, alcune centralissime, altre periferiche ne defilate rispetto ai circuiti turistici. L’opera che vogliamo proporre in questo mese di gennaio dell’anno nuovo si trova in una chiesa situata lungo uno percorsi più battuti dal turista diretto alle zattere e vicinissima ad uno degli ultimi e più fotografati squeri veneziani: la chiesa di San Trovaso. Spesso tale luogo di culto è chiuso al pubblico ma in questo periodo di pandemia, è stato deciso di aprirla per più tempo. Vale quindi la pena di ammirare tale opera del 1585 -90 che si trova nel presbiterio a destra dal 1857, è insieme ad altre tre opere di Tintoretto e precisamente La cacciata di San Gioacchino dal tempio, Le tentazioni di San Antonio e L’ultima cena. Proviene dal tempio della soppressa chiesa di Santa Maria Maggiore. ed era considerata opera tarda di Jacopo Tintoretto ma la critica recente la attribuisce a Domenico Tintoretto.