Novità dal mondo presepistico

Firenze, Gallerie degli Uffizi: L’Annunciazione di Paolo Veronese.

Il 25 di marzo è il giorno dell’Annunciazione, proponiamo, pertanto, per questo mese, un dipinto a olio su tela di Paolo Veronese, databile al 1570-1575 circa e conservato negli Uffizi di Firenze.

L’opera fu venduta a Leopoldo de’ Medici da Paolo del Sera, agente e intermediario per il cardinale a Venezia: fu acquistata nel 1654, assieme al Martirio di santa Giustina, e portata a Firenze.

La scena si svolge in un’architettura palladiana, con una fuga di colonne al centro verso il punto di fuga di un arco che inquadra un giardino (l’hortus conclusus). Particolarmente monumentale appare il contrasto tra gli elementi verticali dell’architettura e il formato orizzontale del dipinto, che creano una scansione notevolmente solenne e d’effetto, anche grazie al senso di profondità accentuato dalla successione dei piani di luci e ombre. Idealmente il dipinto si divide in tre parti, la prima dove si trova l’angelo, la seconda dell’architettura, e la terza dove Maria si volta dalla lettura sull’inginocchiatoio in maniera teatrale, incrociando le braccia al petto in segno di umiltà. Il raccordo tra le tre parti è affidato a una nube luminosa di cherubini, al centro della quale fa la sua comparsa la colomba dello Spirito Santo in discesa.

L’angelo ha le vesti rigonfie dal volo appena terminato, capaci di creare leganti riflessi cangianti nella stoffa, ed è in bilico in una posa asimmetrica, svolta in profondità, mentre solleva il dito destro per indicare il cielo, mentre col braccio sinistro tiene al petto il giglio candido.

Tratto da: http://wikipedia.org

Jacopo Robusti (Tintoretto). Venezia: Chiesa di San Trovaso – Adorazione dei magi

Tintoretto a Venezia è presente in molte chiese, alcune centralissime, altre periferiche ne defilate rispetto ai circuiti turistici. L’opera che vogliamo proporre in questo mese di gennaio dell’anno nuovo si trova in una chiesa situata lungo uno percorsi più battuti dal turista diretto alle zattere e vicinissima ad uno degli ultimi e più fotografati squeri veneziani: la chiesa di San Trovaso. Spesso tale luogo di culto è chiuso al pubblico ma in questo periodo di pandemia, è stato deciso di aprirla per più tempo. Vale quindi la pena di ammirare tale opera del 1585 -90 che si trova nel presbiterio a destra dal 1857, è insieme ad altre tre opere di Tintoretto e precisamente La cacciata di San Gioacchino dal tempio, Le tentazioni di San Antonio e L’ultima cena. Proviene dal tempio della soppressa chiesa di Santa Maria Maggiore. ed era considerata opera tarda di Jacopo Tintoretto ma la critica recente la attribuisce a Domenico Tintoretto.

Venezia: Basilica della Madonna della Salute – Gruppo scultoreo di Just le Court

In questo periodo di pandemia il pensiero non può che andare ad un altra pestilenza verificatasi a Venezia e della cui fine abbiamo una splendida testimonianza monumentale con il tempio dedicato dai veneziani e cioè la barocca Basilica della Salute. Il 21 novembre, infatti, a Venezia si festeggia la Madonna della Salute, che commemora la fine della peste, che fra il 1630 e il 1631 decimò la popolazione veneziana.

A quei tempi non si sapeva esattamente come il morbo si scatenasse e tutti i tentativi per fermare il contagio furono vani, così il governo della Serenissima Repubblica fece voto alla Vergine Maria, promettendo che se la peste fosse finalmente finita, avrebbero costruito una nuova chiesa dedicata a lei. Così il 21 novembre 1631 si pose la prima pietra del nuovo edificio, progettato dal grande architetto Baldassare Longhena.

All’interno si può ammirare un altare davvero particolare disegnato dal Longhena stesso. Esso è costituito da tre statue di marmo, scolpite dall’artista fiammingo Just Le Court. In questa magistrale scultura la peste è rappresentata con le forme terrifiche di una vecchia messa in fuga da un adorabile bimbetto nudo, munito di una specie di scopino, sotto il manto di una gran Madonna con bimbo che non si cura della scena alla sua sinistra, volgendo il benevolo volto a una orante signora ingioiellata, in ginocchio alla sua destra, Venezia, con tanto di corno dogale che giace su un cuscino ai piedi del gruppo.

Lorenzo Lotto in mostra alle Gallerie dell’Accademia di Venezia

Nel mese di ottobre cogliamo l’opportunità di ammirare un’opera prestata dal Kunsthistorisches Museum di Vienna nell’ambito dell’iniziativa chiamata “Un capolavoro per Venezia” promosso dalle Gallerie dell’Accademia per recuperare le relazioni internazionale dopo la calamità dell’acqua alta del 12 novembre 2019 e dalla pandemia e che periodicamente vedrà esposte, all’interno del museo, opere del Rinascimento veneto provenienti dalle principali istituzioni museali internazionali.

Ritorna quindi a Venezia la Sacra Conversazione con i santi Caterina e Tommaso, capolavoro realizzato tra il 1526 e il 1528 da Lorenzo Lotto (Venezia, 1480 – Loreto, 1556/57) e fino al 17 gennaio 2021 esposto alle Gallerie dell’Accademia. Il motivo messo in scena è quello della Madonna con il Bambino affiancata da una riunione di santi, e l’esecuzione tradisce la scuola del Bellini nell’allentamento della struttura e dell’ordine gerarchico; il colorismo, raffinato e calibrato, è di stampo veneziano, così come il bucolico paesaggio di sfondo. A differenza dei modelli però Lotto riesce a rendere la posa naturale, dinamica ed espressiva, servendosi di un perfetto equilibrio tra gesti, colori e luce. Il movimento parte dalla figura dell’angelo e si chiude con le spalle del santo ma a prevalere cromaticamente e fisicamente è la figura di Maria la cui veste, dipinta con un pregiato blu lapislazzulo, contribuisce a enfatizzare la solennità del personaggio (e la ricchezza dei committenti).

Sebastiano del Piombo: Pietà – Viterbo, Museo Civico

Con il mese di settembre torniamo a pubblicare un nuovo itinerario d’arte. Si tratta della Pietà di Sebastiano del Piombo (olio su tela del 1516 – 1517) conservato nel museo civico di Viterbo.

In un paesaggio notturno, che Vasari attribuì completamente a fra’ Sebastiano, si trovano le due figure monumentali e isolate di Maria e Gesù morto, disteso ai suoi piedi. L’impostazione patetica della Vergine, che stringe i pugni e guarda verso il cielo, l’attenzione alle volumetrie e all’anatomia rimandano invece alla lezione di Michelangelo.

Il bellissimo corpo di Cristo in particolare, risaltato dal contrasto con il sudario bianco, spicca come nodo della composizione, alla base della piramide che ha il vertice nella testa di Maria, molto mascolina. Pienamente compiuta appare la sintesi tra l’espressività delle figure umane ispirata da Michelangelo all’uso del colore e del paesaggio tipicamente veneti. La pala commissionata dal prelato viterbese Giovanni Botonti, rappresenta, secondo la descrizione fornitaci dal vasari, “Un Cristo morto con una Nostra Donna che lo piagne”. La composizione piramidale del dipinto e la forte preponderanza del disegno, del resto, rimandano senza dubbio a un’ispirazione michelangiolesca. Sebastiano però non si limita a colorare una tavola già disegnata, come sembrerebbe insinuare il passo del Vasari, ma – al contrario -vi infonde in modo originalissimo, tramite la propria sensibilità cromatica, un profondo e drammatico senso di religiosità. Nonostante il paesaggio lunare, con fini accordi cromatici, le figure principali sono illuminate frontalmente in maniera tradizionale. L’ambientazione notturna, così rara e cruciale per i futuri sviluppi dell’arte italiana, era dettata da necessità legate a una corretta lettura del testo biblico, e ad esigenze narrative, per isolare il corpo morto di Cristo dalla sfondo e amplificarne il dramma. Traspare nel dipinto, certamente il capolavoro di Sebastiano, spoglio, severo e quasi arcaico. Sul corpo di Cristo, statuario nella sua cupa immobilità, la luce scivola sottolineandone con forza il rilievo anatomico. Il bianco candore del sudario e del perizoma isolano ulteriormente il personaggio, alludendo con ciò anche al mistero e alla solitudine della morte. Contrariamente alla ricca tradizione iconografica che a partire dal Medioevo ci aveva abituati a vedere il cadavere di Gesù sempre amorosamente sorretto, qui il senso del distacco appare palpabile e assoluto.

Tratto da: http://wikipedia.org

Lorenzo Lotto: Compianto sul Cristo morto a Recanati (Macerata)

Lorenzo Lotto: Compianto sul Cristo morto. Recanati

A giugno possiamo finalmente tornare a viaggiare tra una regione e l’altra. Dedichiamo pertanto questo mese a un’opera che si trova nelle Marche e precisamente a Recanati (Macerata) presso il Museo Civico Villa Colloredo-Mes. Si tratta di una magnifica tavola intitolata “Compianto sul Cristo morto” di Lorenzo Lotto del 1508 dal Polittico di San Domenico. Al centro della scena giganteggia, nel suo biancore quasi spettrale, il massiccio cadavere di Gesù, appoggiato sul bordo laterale del sepolcro scoperchiato. La figura riempie la metà centrale dell’intero dipinto, mentre gli altri personaggi sono equilibratamente collocati asi suoi fianchi. A sinistra un angelo dallo sguardo sgomento lo sorregge avvinghiandosi con forza al suo braccio destro, quasi più per esserne consolato che per contribuire alla sepoltura. Nel contempo, giuseppe d’Arimatea, rappresentato come un vecchio calvo dai lunghi baffi spioventi, sostiene a sua volta il Crsto sotto l’ascella sinistra e dietro la nuca, quasi accarezzandolo, affinché la testa senza vita non caschi all’indietro. All’estrema destra concludono la narrazione una giovane Maddalena, in atto di baciare con tenerezza assorta la mano sinistra del Salvatore e, sullo sfondo, una misteriosa Maria ammantata. L’atmosfera che ne deriva, dolorosa ma non cupa, è comunque pervasa da una luce morbida e diffusa, sicura conseguenza della frequentazione giorgionesca.

Nuovo Passo passo (2.4) in Risorse Tecniche (Vegetazione)

Nell’ambito delle “Risorse Tecniche” (sezione “Vegetazione”) è stato pubblicato un nuovo Passo-Passo (2.4) relativo alla descrizione per la realizzazione di alcune composizioni di vegetazione, semplici, ma dal forte effetto scenografico. Buon lavoro!

Milano – Pinacoteca di Brera: Giovanni Battista Piazzetta: San Filippo Neri in preghiera.

Il giorno 26 del mese di maggio è dedicato alla figura di San Filippo Neri. Allo scopo pubblichiamo una recensione dell’opera di Giovanni Battista Piazzetta raffigurante il Santo in preghiera e che possiamo ammirare alla Pinacoteca di Brera di Milano.

Fiorentino d’origine, si trasferì, ancora molto giovane, a Roma dove decise di dedicarsi alla propria missione evangelica in una città corrotta e pericolosa, tanto da ricevere l’appellativo di «secondo apostolo di Roma». Radunò attorno a sé un gruppo di ragazzi di strada avvicinandoli alle celebrazioni liturgiche e facendoli divertire, cantando e giocando senza distinzioni tra maschi e femmine, in quello che sarebbe, in seguito, divenuto lOratorio, ritenuto e proclamato come vera e propria congregazione da papa Gregorio XIII nel 1575.
Per il suo carattere burlone, fu anche chiamato il «santo della gioia» o il «giullare di Dio»

 È un dipinto di piccolo formato che ricorda un altro lavoro del maestro. La sua figura è molto vicina a quella che compare nel dipinto intitolato La Madonna appare a San Filippo Neri, dipinta nel 1725-1727 ed esposta a Venezia. Forse il dipinto conservato presso la Pinacoteca di Brera è uno studio preparatorio. Potrebbe invece trattarsi di una “testa di carattere” o “testa di fantasia” una tipologia di dipinti ideata dai fratelli Carracci e ripresa con successo nella pittura del Settecento da artisti come Canuti, Burrini e Creti. Giovanni Battista Piazzetta produsse infatti una notevole quantità di tali piccoli lavori. Il dipinto è molto scuro e i colori caldi e poco saturi. Il chiaroscuro è potente e i forti contrasti creano un’atmosfera drammatica e mistica. La figura di San Filippo Neri in preghiera infatti si staglia netta contro il fondo buio che mette in evidenza il profilo aquilino e smunto dell’anziano. La luce proviene da sinistra e mette in secondo piano le mani che sono parzialmente in ombra. Il Santo è in primissimo piano e non si coglie alcun accenno ambientale che possa costruire uno spazio percepibile. Il dipinto ha un formato verticale che permette la raffigurazione completa del busto del Santo. In alto è presente un’ampia zona di sfondo nero che contribuisce a caratterizzare drammaticamente la scena e incombe sulla figura in basso. La struttura dell’immagine è semplice ma efficace. La figura è infatti articolata sulle diagonali del dipinto che si incontrano al centro del profilo del Santo. Il busto, il collo e la testa sono poggiati sulla diagonale che sale da destra. Le mani e il profilo invece sono allineati sulla diagonale che sale da sinistra.

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Tratto da: http://wikipedia.it  e  https://www.analisidellopera.it

Nuovo Passo-Passo (2.2) (Parte seconda) in Risorse Tecniche – Vegetazione

Nell’ambito delle “Risorse Tecniche” (Sezione “Vegetazione”) è stato pubblicato un nuovo Passo-Passo (2.2 Parte seconda) relativo alla descrizione dei materiali da utilizzare per realizzazione la vegetazione media-bassa. Buon lavoro!

Venezia: Basilica del Santissimo Redentore

Alvise Vivarini: Madonna con angeli musicanti

Nel mese di marzo, a causa di un tristemente virus che ci costringere a non muoverci di casa, dedichiamo questa sezione proprio a un’opera d’arte dedicata per ringraziare il Signore per la fine della pestilenza a Venezia. La chiesa votiva del Santissimo Redentore, più nota semplicemente come il Redentore, è un importante edificio religioso di progettato dall’architetto nel 1577 sull’isola della Giudecca. All’interno sono esposte opere di Domenico Tintoretto, Paolo Veronese, Palma il Giovane, Alvise Vivarini, Pietro della Vecchia. È tradizionalmente il fulcro della grande Festa del Redentore, celebrata la terza domenica di luglio a memoria del pericolo scampato di una pestilenza che colpì la città nel 1575. Il duomo dei santi Pietro e Paolo di Villafranca di Verona è una copia pressoché identica della chiesa del Redentore. Nell’estate del 1575 scoppia a Venezia una terribile epidemia di peste che in due anni provocherà 50.000 morti, quasi un veneziano su tre. Nel settembre del 1576, quando il male sembra invincibile dagli sforzi umani, il Senato chiede l’aiuto divino facendo voto di realizzare una nuova chiesa intitolata al Redentore. Scegliendo rapidamente fra diverse opzioni circa forma, localizzazione e progettista cui affidare la costruzione, nel maggio del 1577 si pone la prima pietra del progetto di Andrea Palladio (che dal 1570 era il Proto della Serenissima architetto capo della Repubblica di Venezia). Il 20 luglio successivo si festeggia la fine della peste con una processione che raggiunge la chiesa attraverso un ponte di barche, dando inizio a una tradizione che dura ancora oggi.

Tratto da http://wikipedia.it