Giovanni Bellini (Venezia, 1433 circa – 1516)

Pala di San Zaccaria (1505)
Olio su tela (da tavola), 500×235 cm
Chiesa di San Zaccaria, Venezia

Questa grande pala decorava l’altare dedicato a San Girolamo sulla parete sinistra della chiesa fino a quando venne malauguratamente trafugata in epoca ottocentesca dall’armata napoleonica e portata a Parigi. Li il dipinto fu trasferito sull’odierno supporto in tela, operazione che comportò una parziale abrasione delle velature di colore più superficiali in alcune parti dell’opera. Il dipinto venne restituito nel 1815 ed ora campeggia su un altare diverso da quello originario, della cui disposizione sulla parete della chiesa si sono perse le tracce, sempre sul lato sinistro. L’opera risulta inoltre decurtata sia nella parte bassa che in quella alta. Il taglio di una parte del pavimento a scacchi ha privato il dipinto di un maggior senso di profondità che originariamente l’opera doveva avere. L’effetto illusivo che si veniva a creare tra spazio dipinto e spazio reale, sul modello della pala realizzata da Bellini per San Giobbe (Venezia, Gallerie dell’Accademia), è ora meno percepibile anche per la rimozione dell’opera dalla sua collocazione originaria. La composizione trasmette un’impressione di quieta solennità, in cui tra le assorte figure dei santi spicca quella di straordinaria intensità del San Girolamo in lettura. Da tale figura trarranno ispirazione sia Lorenzo Lotto per quella del medesimo santo da lui dipinta nella Pala di Santa Cristina della parrocchiale di Quinto di Treviso, sia Giorgione per il più vecchio dei suoi Tre filosofi (Vienna, Kunsthistorisches Museum). Nella parte alta dal centro della volta pende un uovo di struzzo allusivo alla verginale maternità di Maria, mentre più sotto è collocata una lampada riferibile forse a Cristo come vera luce. Diversamente dal modello di San Giobbe, Bellini apre la struttura architettonica ai lati, attraverso i quali la natura si fa più presente, anche attraverso la luce che dall’esterno dilaga nello spazio abitato dai protagonisti della sacra conversazione. Qui l’ormai anziano maestro si dimostra ancora eccezionalmente acuto nel saper reagire alle novità più significative che stavano emergendo nel panorama della pittura veneziana, in questo caso rappresentate dal modello della Pala di Castelfranco di Giorgione, nella quale la decisa riduzione dell’elemento architettonico lascia spazio all’orizzonte aperto del paesaggio.

Articolo tratto dal sito: “Venetocultura.org”