VICENZA, CHIESA DI S. CORONA – GIOVANNI BELLINI: IL BATTESIMO DI CRISTO.

Battesimo di Cristo (1501-1502 circa)
Olio su tela, 400×263 cm
Basilica di Santa Corona, Vicenza

A marzo torniamo a Vicenza per ammirare un’opera che Vittorio Sgarbi ha defintito “Il dipinto più bello del mondo”.

L’opera firmata venne eseguita su commissione di Giovan Battista Garzadori per sciogliere un voto fatto prima di un pellegrinaggio in Terra Santa, in cui egli aveva promesso di realizzare al suo ritorno un altare dedicato a Giovanni Battista. Una parte della critica ha messo a confronto il dipinto in questione con quello di analogo soggetto realizzato da Cima da Conegliano nella prima metà dell’ultimo decennio del Quattrocento per la chiesa veneziana di San Giovanni in Bragora, chi per evidenziarne le analogie e chi le differenze. Rispetto alla pala dell’artista coneglianese i tono complessivo è più basso e caldo, coerentemente con la luce crepuscolare dell’orizzonte. Questo permette all’artista una maggiore fusione delle figure nel paesaggio attraverso una variazione dei toni prevalenti dell’ocra del marrone e del verde. Ciò non impedisce all’artista di far spiccare alcuni brani cromatici di notevole bellezza, come ad esempio la veste rossa di uno degli angeli o il perizoma cangiante di Cristo. La composizione è costruita evidenziando preciso asse centrale che partendo dalla figura di Dio Padre nella parte alta, scende attraverso la colomba dello Spirito Santo, prosegue nella scodella rovesciata del Battista e giunge alla figura ieratica di Cristo. Allo stesso tempo la composizione sembra nettamente distinta tra la dimensione divina nella parte superiore e quella terrena in basso. Il pappagallo in primo piano è stato variamente interpretato come allusione alla figura del Battista, o a quella di Cristo. Nel primo caso in quanto animale che sa parlare richiama la definizione che il Battista da di se stesso, “voce di uno che grida nel deserto”. Nel secondo, quale tradizionale simbolo di purezza, allusivo alla nascita di Cristo da una vergine.

Articolo tratto dal sito: “Venetocultura.org”