Giambattista Piazzetta (Venezia, 1683 – 1754)

La Vergine appare a san Filippo Neri
Olio su tela, 367 x 200 cm
Chiesa di Santa Maria della Consolazione, detta della Fava, Venezia

Il mese di febbraio, con l’occasione del carnevale, ci riporta a Venezia e precisamente ad ammirare un’opera presente in una chiesa un pò nascosta anche se centralissima, in quanto edificata a pochi passi da Rialto e cioè santa Maria della Conciliazione detta della Fava.  Provenendo dal campo San Bortolomio, dopo esser passati per il sotoportego dea Bissa, arrivati all’ingresso di campo S. Lio, imboccare a destra per calle della Fava. Si giungerà in campo della Fava dove a sinistra si presenta la facciata della chiesa.
Una curiosità: G. B. Piazzetta, pur essendo un celebrato pittore,  alla sua morte non disponeva di risorse economiche tali da permettergli di avere uno spazio che ospitasse le sue  spoglia, pertanto fu collocato all’interno della cappella che ospita le tombe della famiglia Albrizzi.
Riportiamo la descrizione dell’opera tratta dal sito venetocultura.org.
L’opera, collocata sul secondo altare a sinistra, venne consegnata dall’artista alla fine del 1726. La figura di san Filippo, fondatore dell’ordine dei filippini cui apparteneva la chiesa, è rappresentato in atto di preghiera e con il volto dall’espressione estatica, la cui fisionomia caratteristica fu tramandata da una maschera funeraria in cera. Davanti a lui si erge a guisa di statua la figura della Vergine con il Bambino che sovrasta quella del santo. Tale posizione incombente è amplificata dall’originale motivo dei due angioletti che sollevano la veste blu della Vergine, quasi a protezione del santo in preghiera, riecheggiando l’iconografia della Madonna della Misericordia. La modestia che caratterizzava il santo è celebrata nel primo piano in basso a sinistra da un teschio posato vicino a una mitria e a dei galeri cardinalizi, allusione al rifiuto della vanità che lo indusse a rifiutare le alte cariche ecclesiastiche. La composizione si struttura su linee oblique con un andamento oscillante che inizia dalla figura dell’angelo che regge il cero, passa per quella del santo, prosegue lungo la direttrice del suo sguardo verso il volto di Maria e si conclude nelle figure degli angioletti che reggono il suo mantello.
La dimensione più emotiva e lirica della composizione è suscitata da Piazzetta per mezzo dell’intensa luce dorata sprannaturale che si riverbera nei vapori delle nubi e trova il suo apice nei bagliori candidi delle vesti bianche della Vergine e del santo. Proprio questa qualità luminosa suscitò l’ammirazione del pittore francese Jean-Honoré Fragonard nel 1773-1774, tra i massimi esponenti della pittura rococò.