Nuovo Passo-Passo (2.2) in Risorse Tecniche (Vegetazione).

Nell’ambito delle “Risorse Tecniche” (Sezione “Vegetazione”) è stato pubblicato un nuovo Passo-Passo (2.2 Parte prima) relativo alla descrizione dei materiali da utilizzare per realizzazione la vegetazione media-bassa. Buon lavoro

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Firenze: Andrea Del Castagno – cenacolo al convento di Sant’Apollonia

Firenze: Andrea Del Castagno. Cenacolo

Dettaglio del Cenacolo

Il nove di febbraio è dedicato a Sant’Apollonia. Per questo motivo inviatiamo alla visita di seguito descritta. A pochi passi da Piazza San Marco in Firenze e dall’affollata Galleria dell’Accademia si trova uno dei tesori di Firenze. Questo gioiello è stato per secoli custodito gelosamente dalle monache benedettine fino all’Ottocento, quando fu svelato alla città solo dopo le soppressioni conventuali, passando infine al demanio nel 1866. Si tratta del primo cenacolo rinascimentale di Firenze, dipinto all’interno del convento di Sant’Apollonia, abitato dalle suore di clausura benedettine fin dal 1339.La struttura divenne una delle più grandi della città, grazie agli ampliamenti del 1440 con l’aggiunta di un chiostro e di un refettorio. Proprio in quest’ultima sala rettangolare con soffitto a cassettoni, illuminata da finestre sulla parete destra, fu chiamato a lavorare Andrea del Castagno nel 1447. L’Ultima Cena è dipinta come se si stesse svolgendo sotto un loggiato coperto da una tettoria. Quest’illusione prospettica, mirabilmente studiata nei dettagli, è priva di parete anteriore, in modo da permettere allo spettatore di partecipare alla scena dall’esterno. L’ambientazione è curata nei minimi dettagli: le tegole del tetto viste frontalmente, al soffitto che alterna quadrati bianchi e neri, i sedili su cui poggia un manto elegante, il fine tovagliato che scende dalla tavola e gli oggetti in vetro finemente contornati in bianco. Tutto è inquadrato attraverso attenta prospettiva, studiata per un punto di osservazione centrale all’interno del refettorio. I discepoli si stagliano su un drappo verde petrolio intessuto di motivi floreali, sedendo attorno ad una tavola elegantemente imbandita, che marca la scena orizzontalmente con il suo candore. Solo un personaggio vestito in abito vinaccia siede su un panchetto oltre la tavola, più vicino allo spettatore. È ben identificabile come Giuda, raffigurato nel gruppo centrale dei personaggi di fronte al Cristo, dipinto mentre si appresta ad intingere il pane nello stesso piatto cristallino. È questa la scena dove converge l’attenzione, marcata dal pannello screziato sullo sfondo che risalta su tutti gli altri riquadri circostanti. Quattro personaggi, quattro espressioni, diverse simboliche gestualità. Mentre i panneggi delle vesti sono morbidi e con profonde pieghe, le fisionomie che ritrae Andrea del Castagno sono decise, forti, talvolta aspre, come quella di Giuda, più vicina ad un satiro, marcato con una forte connotazione. Accanto a Cristo benedicente si ritrova l’apostolo più giovane, Giovanni, ricurvo sul tavolo e con gli occhi chiusi. Pietro invece è al fianco destro di Gesù, a sottolineare il legame con la futura comunità cristiana.

tratto da: https://www.visitflorence.com/it

Giulio Romano: Lapidazione di Santo Stefano. Chiesa di S. Stefano a Genova.

Giulio Romano: lapidazione di Santo Stefano

Per queste festività natalizie, proponiamo di ammirare un dipinto dedicato alla lapidazione di Santo Stefano (primo martire cristiano) alla cui memoria è dedicato il 26 di dicembre. La tavola si trova all’interno dell’unica grande navata della Chiesa, nella parete di destra al centro.

Giulio Romano doveva avere bene in mente i modelli più recenti di innovative pale d’altare, quali la Trasfigurazione di Raffaello e la Resurrezione di Lazzaro di Sebastiano del Piombo, su disegno di Michelangelo. Giulio tentò di fondere le due maniere, creando una scena su due registri, concitata e ricca di variazioni luminose, che si sciolgono nella visione del santo inginocchiato in primo piano e nell’apparizione della Trinità in alto, a cui Stefano si rivolge.

In primo piano il santo è infatti inginocchiato con le braccia aperte e rivolge uno sguardo paziente all’alto, dove su una nuvola ci sono il Padre ed il Figlio, illuminati da una fonte di luce e circondati da angeli, che sembra tengano aperto il cielo, trattenendo le nuvole con le mani. In basso santo Stefano è attorniato da una moltitudine di Giudei che hanno delle pietre nelle mani pronte per essere scagliate contro di lui, compiendone il martirio. Accanto ad esso c’è Saulo inginocchiato sui suoi vestiti, che protende col gesto della mano destra indirizzando l’occhio dello spettatore verso il protagonista e con lo sguardo rilancia l’alto. Le figure sono collocate in pose artificiose e teatrali con l’esasperazione dei particolari anatomici e dei gesti.

Alle spalle dei lapidatori si apre un paesaggio in cui si vedono le rovine di una città, allusione a Roma antica e alla fine imminente del paganesimo. Si tratta di una citazione, oltre che simbolica, anche di gusto squisitamente antiquario, secondo il gusto “clementino” allora dominante. Il Martirio di santo Stefano dovette impressionare la scena genovese per quella sua presentazione scenica imponente, per la luce intensa e per la composizione “naturale” e insieme macchinosa. La piena adesione all’esperienza di Giulio Romano si avvertirà nella nuova generazione di pittori con Andrea e Ottavio Semino e soprattutto con Luca Cambiaso.

Tratto dal sito: http://wikipedia.org

Tratto dal sito: http://wikipedia.org

Piazzola sul Brenta (PD): 18^ rassegna d’arte presepiale.

Nella bellissima cornice del colonnato di piazza Paolo Camerini a Piazzola sul Brenta (accanto alla villa veneta Contarini) dal 22/12/2019 al 12/01/2020 si potrà visitare la rassegna d’arte presepiale giunta alla 18^ edizione. La mostra ospita, come ogni anno, un buon numero di opere di artigianato presepiale anche di autori provenienti da gruppi e/o associazioni di Emilia e Lombardia, all’interno della suggestiva chiesetta di San Benigno.

Firenze: Galleria degli Uffizi. Natività di San Giovanni Battista del Pontormo

Fronte
Retro

Il 24 del mese di giugno è dedicato alla nascita di San Giovanni Battista, una delle figure più rappresentate nell’arte figurativa. Andiamo ad ammirane una che si trova nella Galleria degli Uffizi di Firenze e precisamente quella realizzata dal Pontormo. La Natività di san Giovanni Battista è un dipinto a olio su tavolo (diam. 54 cm) databile al 1526. Si tratta di un desco da parto cioè di un vassoio in uso nelle famiglie fiorentine più agiate, col quale si serviva un primo pasto, solitamente un brodino, alla partoriente subito dopo il parto; per questo vi erano spesso dipinti temi allegorici ben augurali o episodi sacri legati alla natività. Nel Cinquecento, comunque, si trattava di un oggetto già desueto, legato al secolo scorso, che venne commissionato probabilmente per tradizione familiare. L’opera mostra la scena della natività di san Giovanni organizzata con una certa originalità compositiva. Il letto di santa Elisabetta è disposto in orizzontale e la donna si affaccia seduta mentre con lo sguardo sta rivolta al marito Zaccaria che sta scrivendo il nome del nascituro, rompendo la punizione che l’aveva costretto al mutismo per l’incredulità riservata all’angelo che lo aveva avvisato della nascita di un figlio. Una fantesca tiene il bambino in braccio al centro, posizionandolo in diagonale lungo una linea di forza che conduce al volto della madre. Altre donne si affollano attorno, una si piega a destra per leggere il nome sul foglio, una sventola Elisabetta e una si affaccia da una tenda scura sullo sfondo, mentre una quarta torreggia slanciata sul bordo sinistro. La profondità spaziale appare assottigliata, come in altre opere dell’artista. La ricchezza di pose e di sguardi che non si incontrano direziona l’occhio dello spettatore da un estremo all’altro, con un dinamismo e una ricercatezza tipica del raffinato manierismo. Sul retro i due stemmi familiari dei coniugi sono uniti in un unico scudo su sfondo scuro, con due grottesche antropomorfe di notevole raffinatezza. La cornice in finto porfido è dipinta con grande perizia.

Art. tratto dal sito: http://wikipedia.org