Bologna – Pinacoteca nazionale. Jacopo Tintoretto: La visitazione di Maria.

Il 31 maggio si celebra la visitazione di Maria. Andiamo pertanto ad ammirare un dipinto del Tintoretto conservato nella Pinacoteca nazionale di Bologna.
L’opera rappresenta l’episodio evangelico della visita di Maria in cinta di Gesù, a sua cugina Elisabetta che era molto più anziana e che era anche vicina a dare alla luce Giovanni Battista. l dipinto presenta la l’incontro delle due cugine della Vergine Maria e Santa Elisabetta all’ingresso della casa di quest’ultima in un accesso inclinato. La Vergine Maria, a sinistra, indossa un vestito rosaceo con una sottoveste blu scura, un mantello dello stesso colore del vestito e un velo in testa. Elisabetta indossa una gonna leggera e un vestito con una sfumatura rossiccia, un leggero velo e tende le mani per ricevere e sostenere Maria.

Per lasciare spazio alla risonanza di queste parole Tintoretto ritrae Maria e Elisabetta che si salutano ancora separate senza abbracciandosi (differenza della Visitazione della Scuola Grande di San Rocco a Venezia). Dietro a Maria arriva il marito, San Giuseppe, sostenuto da un gruppo di persone di cui uno ha un’aria di attesa. San Zaccaria, marito di Elisabetta, si trova sul lato della casa ma su un piano inferiore appoggiato su un bastone che rappresenta la sua età avanzata come quella di sua moglie e all’ingresso della casa c’è una giovane donna di parte. Il dipinto è caratterizzato dalle grandi proporzioni delle figure della Vergine Maria e Santa Elisabetta che si spiccano la scena.

Art. Tratto da http://it.wikipedia.org

Venezia – chiesa di S. Giorgio Maggiore: l’Ultima Cena di Jacopo Tintoretto

Per la S. Pasqua di quest’anno andiamo ad ammirare un capolavoro di Jacopo Tintoretto e precisamente una “Ultima Cena” presente nella chiesa di S. Giorgio Maggiore a Venezia. E’ un’opera alla quale Tintoretto aveva finito di lavorare proprio nel 1594, l’anno stesso della sua morte. La grande tela presenta alcune importanti innovazione. In primo luogo l’ambientazione, all’interno di una specie di osteria popolare e poilacomposizione con la mensa disposta trasversalmente, scorciata dalla prospettiva e non parallela al piano del dipinto come nell’Ultima Cena di Leonardo. E’ la luce però la protagonista principale e assoluta. Essa proviene, per la maggior parte, da una lampada a olio appesa al soffitto. I bagliori delle due fiamme percorrono irregolarmente tutto l’ambiente, ora fermandosi sulle travi del solaio, ora sul bianco corpetto della serva che sta cercando delle stoviglie in una cesta. In questa rappresentazione vi è un realismo sincero e profondo, un’atmosfera che ciascuno poteva ritrovare in una taverna veneziana del tempo. Ma a questa luce, naturale e rossastra, si sovrappone quella, quasi fluorescente, emanata dagli Apostoli. Intorno a Gesù poi il chiarore si fa più intenso. Non si tratta di una semplice aureola, quanto piuttosto di una fonte luminosa autonoma e fortissima che, contrastando enormemente con la penombra circostante, conferisce al personaggio un rilievo di sicura soprannaturalità.

Art. tratto da “Il Cricco di Teodoro – itinerario nell’arte (Vol. 3) Zanichelli Edit.